IN TANZANIA CON MIO NONNO parte III
Fuga dal turismo di massa. Giornata con i pescatori Zanzibarini
IN TANZANIA CON MIO NONNO parte III
Fuga dal turismo di massa. Giornata con i pescatori Zanzibarini
IN TANZANIA CON MIO NONNO parte II
Avventura tra turismo di massa o natura incontaminata?
Immagina di fare un safari in Tanzania: sono ore che percorri strade sterrate in cerca di animali
nella savana più inoltrata, ma nulla, nessuna traccia. Poi all’improvviso, in lontananza, cominci ad
intravedere un elefante, poi tre, dieci, trenta, quaranta, cinquanta elefanti! Sembra come se stiano
aspettando te per farsi ammirare per poi continuare la loro migrazione. Un momento magico.

IN TANZANIA CON MIO NONNO parte I
Avventura intergenerazionale tra natura e cultura
Immaginate di fare un grosso buco nella terra, rendetelo molto rigoglioso e metteteci dentro tante specie di animali, una sorta di Arca di Noè dei giorni nostri. In questo paradiso riusciamo a vedere praticamente tutti gli animali che ognuno di noi spera di incontrare in un safari, e con non poca fortuna, ben due dei pochissimi esemplari di rinoceronti neri rimasti in Tanzania. Il nostro viaggio continua nel secondo parco, il Serengeti, tradotto dallo swahili, “pianura senza fine”. Il Serengeti è una vasta pianura di 30000 chilometri quadrati, dove puoi sentirti veramente piccolo. Infinite tonalità di marrone e beige si estendono all’infinito, raramente interrotte dal rosso acceso dei tessuti che usano per vestirsi e tenere lontani i predatori i Masai, popolazione nomade che vive ancora all’interno del parco. In questa immensa pianura, non mancano avvistamenti di leoni, ghepardi, leopardi, ma soprattutto milioni di gnu e centinaia di migliaia di zebre e gazzelle che compiono ciclicamente la grande migrazione in cerca di territori più rigogliosi, uno spettacolo senza eguali. Durante il percorso per raggiungere il campo tendato in cui avremmo dormito, situato nella zona più a nord, più arida e quindi opposta al flusso migratorio, non vi era più traccia di animali, o almeno così ci aveva detto la guida. Se non fosse che dal nulla, ci troviamo da soli, al tramonto, immersi in un branco di circa 50 elefanti di ogni dimensione che compiono in tutta tranquillità la loro migrazione. L’emozione incontenibile mia e di mio nonno sarà un ricordo che custodirò gelosamente per tutta la mia vita. Come sempre, gli eventi inaspettati sono i più emozionanti. Arrivati al campo tendato, ci concediamo una birra guardando il sole che scompare nella savana, tingendo l’atmosfera di rosso, seduti intorno a un fuoco, il tutto fa da cornice a tante chiacchiere e confronti con mio nonno che consolidano ancora di più il nostro rapporto e ci permettono di conoscerci ancora meglio. Ci addormentiamo tra il frinire dei grilli e qualche lamento di alcune leonesse non troppo distanti dal campo.
La sveglia suona presto; sono le 5, è ancora notte, e dobbiamo attraversare di nuovo tutto il Serengeti per visitare il nostro ultimo parco, il Tarangire. L’alzataccia ci premia, e lungo la strada, la savana ci mostra tutti quegli animali che cacciano di notte o nelle prime luci dell’alba. Qui ho avuto la possibilità di vedere da vicinissimo una famiglia di leoni e la fortuna di avvistare un serval, o gattopardo, un felino molto raro da vedere. Abbandoniamo il fascino delle strade sterrate per l’asfalto più confortevole, ma anche più affollato, arrivando al parco del Tarangire. Qui, lungo il fiume omonimo, ci immergiamo in una natura più accessibile ai turisti, ricca di baobab e paesaggi rigogliosi. Tuttavia, l’atmosfera incantata dei giorni precedenti si dissolve lentamente, poiché ci rendiamo conto che la presenza di numerose jeep che inseguono ogni elefante, gazzella o facocero trasforma questo spettacolo naturale in una sorta di rincorsa veloce e continua, come se non si rispettassero i tempi e le leggi della natura. La magia autentica si mescola con il turismo di massa, e questo genera in me una riflessione che comincia a maturare: quanto è giusto disturbare degli animali in natura per il solo scopo turistico? Ma questa è un’altra storia... magari ve ne parlo in un’altro racconto.
*pubblicato sul settimanale online Il Pensiero anno 1 n°1
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