21 giugno 2024

IN TANZANIA CON MIO NONNO parte I

Avventura intergenerazionale tra natura e cultura


Nel cuore pulsante dell’Africa, tra i parchi nazionali della Tanzania, a bordo di una Toyota Land Cruiser beige, un ragazzo di 24 anni ed un signore di 76, stanno percorrendo chilometri di strada sterrata. Ecco, quei due eravamo io e mio nonno, finalmente in procinto di realizzare il viaggio che abbiamo sognato per anni. Questa storia di desiderare un safari ha inizio qualche anno fa... Da quando ne ho memoria, sono sempre stato affascinato dagli animali. Da bambino, anziché giocare ai videogiochi, leggevo l’Atlante degli animali o guardavo i documentari di National Geographic insieme a mio nonno. La pulsione di vedere questi animali nel loro ambiente naturale, in distese incontaminate, era fortissima. Così, dopo mille indecisioni, decidiamo di prenotare il nostro viaggio dei sogni, solo io e lui. Partendo da Roma, con uno scalo a Zurigo, raggiungiamo le pendici del monte Kilimanjaro, e qui il nostro viaggio ha inizio. Ci aspettano centinaia di chilometri ogni giorno per visitare i tre parchi che ci eravamo prefissati. Il primo è il Cratere Ngorongoro, letteralmente un cratere di un vulcano (più precisamente una caldera) situato a 2200 metri sopra il livello del mare, con una superficie di 265 chilometri quadrati.

Immaginate di fare un grosso buco nella terra, rendetelo molto rigoglioso e metteteci dentro tante specie di animali, una sorta di Arca di Noè dei giorni nostri. In questo paradiso riusciamo a vedere praticamente tutti gli animali che ognuno di noi spera di incontrare in un safari, e con non poca fortuna, ben due dei pochissimi esemplari di rinoceronti neri rimasti in Tanzania. Il nostro viaggio continua nel secondo parco, il Serengeti, tradotto dallo swahili, “pianura senza fine”. Il Serengeti è una vasta pianura di 30000 chilometri quadrati, dove puoi sentirti veramente piccolo. Infinite tonalità di marrone e beige si estendono all’infinito, raramente interrotte dal rosso acceso dei tessuti che usano per vestirsi e tenere lontani i predatori i Masai, popolazione nomade che vive ancora all’interno del parco. In questa immensa pianura, non mancano avvistamenti di leoni, ghepardi, leopardi, ma soprattutto milioni di gnu e centinaia di migliaia di zebre e gazzelle che compiono ciclicamente la grande migrazione in cerca di territori più rigogliosi, uno spettacolo senza eguali. Durante il percorso per raggiungere il campo tendato in cui avremmo dormito, situato nella zona più a nord, più arida e quindi opposta al flusso migratorio, non vi era più traccia di animali, o almeno così ci aveva detto la guida. Se non fosse che dal nulla, ci troviamo da soli, al tramonto, immersi in un branco di circa 50 elefanti di ogni dimensione che compiono in tutta tranquillità la loro migrazione. L’emozione incontenibile mia e di mio nonno sarà un ricordo che custodirò gelosamente per tutta la mia vita. Come sempre, gli eventi inaspettati sono i più emozionanti. Arrivati al campo tendato, ci concediamo una birra guardando il sole che scompare nella savana, tingendo l’atmosfera di rosso, seduti intorno a un fuoco, il tutto fa da cornice a tante chiacchiere e confronti con mio nonno che consolidano ancora di più il nostro rapporto e ci permettono di conoscerci ancora meglio. Ci addormentiamo tra il frinire dei grilli e qualche lamento di alcune leonesse non troppo distanti dal campo. 

La sveglia suona presto; sono le 5, è ancora notte, e dobbiamo attraversare di nuovo tutto il Serengeti per visitare il nostro ultimo parco, il Tarangire. L’alzataccia ci premia, e lungo la strada, la savana ci mostra tutti quegli animali che cacciano di notte o nelle prime luci dell’alba. Qui ho avuto la possibilità di vedere da vicinissimo una famiglia di leoni e la fortuna di avvistare un serval, o gattopardo, un felino molto raro da vedere. Abbandoniamo il fascino delle strade sterrate per l’asfalto più confortevole, ma anche più affollato, arrivando al parco del Tarangire. Qui, lungo il fiume omonimo, ci immergiamo in una natura più accessibile ai turisti, ricca di baobab e paesaggi rigogliosi. Tuttavia, l’atmosfera incantata dei giorni precedenti si dissolve lentamente, poiché ci rendiamo conto che la presenza di numerose jeep che inseguono ogni elefante, gazzella o facocero trasforma questo spettacolo naturale in una sorta di rincorsa veloce e continua, come se non si rispettassero i tempi e le leggi della natura. La magia autentica si mescola con il turismo di massa, e questo genera in me una riflessione che comincia a maturare: quanto è giusto disturbare degli animali in natura per il solo scopo turistico? Ma questa è un’altra storia... magari ve ne parlo in un’altro racconto.


*pubblicato sul settimanale online Il Pensiero anno 1 n°1

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