IN TANZANIA CON MIO NONNO parte II
Avventura tra turismo di massa o natura incontaminata?
Immagina di fare un safari in Tanzania: sono ore che percorri strade sterrate in cerca di animali
nella savana più inoltrata, ma nulla, nessuna traccia. Poi all’improvviso, in lontananza, cominci ad
intravedere un elefante, poi tre, dieci, trenta, quaranta, cinquanta elefanti! Sembra come se stiano
aspettando te per farsi ammirare per poi continuare la loro migrazione. Un momento magico.
Ora prendi gli stessi elefanti, mettili sempre nella savana, ma con strade più , molto più facilmente raggiungibili e soprattutto, stavolta non sei solo, ci sono oltre 20 jeep cariche di turisti, come te, che li rincorrono e gli scattano centinaia di foto urlando. Ecco questo è uno dei due episodi identici che ho vissuto nel mio ultimo viaggio in Tanzania, e che hanno scaturito in me molte domande. Il secondo però è accaduto in mare: ero sull’isola di Zanzibar, sul versante nord, più precisamente a Nungwi, una parte molto turistica di Zanzibar. Erano le 4 del pomeriggio, sapevo che entro un paio d’ore sarebbe calato il sole regalandoci un bel tramonto. Decido quindi di fare un’uscita di pesca di un paio d’ore con una barchetta privata. Arrivati a ridosso del reef cominciamo a pescare, ma nulla, il mare sembrava deserto.

Arrivati a ridosso del reef cominciamo a pescare, ma nulla, il mare sembrava deserto. Poi proprio mentre il sole stava per calare e l’atmosfera diventava magica, il silenzio del mare calmo viene rotto da un grosso.. splash! Mi giro di colpo e a circa venti metri dalla nostra barca scorgo la pinna dorsale di un delfino che emergendo per respirare rifletteva la luce del sole che stava tramontando. Poi un altro, e un altro ancora, finché non si avvicinano sotto la nostra barca e si lasciano guardare attraverso l’acqua cristallina che circonda l’isola, il tutto al tramonto, da soli in mezzo al mare, mangiando probabilmente l’ananas più buona della mia vita. Ce ne torniamo a casa felici e ancora emozionati dall’incontro casuale al tramonto.
Eccitato dall’esperienza inaspettata con i delfini, il giorno dopo decido di replicarla in un’escursione che organizzano vicino l’isola di Mnemba per vederli da più vicino e nuotare con loro... l’inizio di un disastro. Decine e decine di barche che ad ogni emersione del branco di delfini si lanciavano a manetta su di loro, facendo tuffare in acqua turisti frenetici, assetati di foto e video. Un momento così naturale, come un branco di delfini che nuota nel loro habitat, viene rovinato e usurpato della sua naturalezza e trasformato in una rincorsa folle e scellerata priva di poesia.
QUESTE SONO LE CONSEGUENZE DEL TURISMO DI MASSA.
La frenesia nel dover trovare per forza tutto subito bruciando gli step fisiologici della natura o del contesto sociale in cui si viaggia. Nella maggior parte delle persone questa scena può passare inosservata e del tutto normale, ma per me che avevo provato il giorno prima quell’emozione così forte e naturale è stato un trauma. In questo viaggio, ho compreso profondamente l’impatto del turismo di massa, questa volta sulla bellezza naturale della Tanzania.
È FONDAMENTALE PROMUOVERE UN TURISMO RESPONSABILE
CHE RISPETTI GLI EQUILIBRI ECOLOGICI E CULTURALI
DI QUESTI LUOGHI.
Se ho una missione è quella di contribuire, condividendo la mia esperienza e incoraggiando un approccio più sostenibile al viaggiare. È un impegno per preservare non solo la meraviglia del presente, ma anche per garantire che le future generazioni possano godere di simili emozioni autentiche. Il desiderio di condividere queste informazioni e, soprattutto, di uscire dall’immagine del turista medio per affrontare qualcosa di più autentico, da vero locale, è diventato per me la missione di questo
viaggio... to be continued.

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